Come cogliere i segnali delle sofferenze dei nostri figli adolescenti, prima che diventino vere patologie.

Non è per niente facile per noi genitori riuscire a distinguere i comportamenti tipici della tempesta ormonale che travolge i nostri ragazzi (e di conseguenza lasciar correre ed essere più morbidi) da quelle che possono diventare condotte a rischio da non sottovalutare e che richiedono un intervento repentino. Ecco perché, con Ilaria Repossi, ribadiamo sempre che ciò che più conta in assoluto è l’osservazione.
Anche se molti genitori sono convinti di farlo, spesso non si rendono conto che è già in atto un disagio importante: guardano i figli, ma non con la dovuta attenzione. Per esempio, non basta che un adolescente sia tranquillo e bravo a scuola perché vada tutto bene. I primi segnali che dovrebbero metterci in allarme riguardano l’umore: sappiamo che l’adolescenza è una fase caratterizzata da alti e bassi, ma quando tutto è portato agli estremi, con una totale chiusura del ragazzo, un isolamento costante dalle amicizie e dai rapporti interpersonali, il tempo interamente trascorso chiuso in camera o sui social, dobbiamo preoccuparci.
L’altro comportamento dubbio è quello aggressivo. Ci sta che nelle discussioni con i genitori scappi qualche rispostaccia, ma un atteggiamento continuamente oppositivo e provocatorio ci comunica che qualcosa non va e che nostro figlio è in seria difficoltà.
Infine, l’attitudine da controllare e notare maggiormente è quella a mentire: se inizia a dirci cose non vere dobbiamo drizzare le antenne.
Nel momento in cui abbiamo il sospetto che ci sia qualche problema, la reazione meno adatta è quella di arrabbiarsi – per quanto sia quasi istintiva per un genitore preso dalla paura e dall’angoscia –, rovesciando addosso al ragazzo la frustrazione e la delusione del proprio fallimento. Ma se nostro figlio è arrivato al punto di comportarsi così, pur sbagliando, è perché era davvero disperato.
Bisogna dunque interrogarsi con se stessi e con lui, darsi tempo e riflettere insieme, senza mai minimizzare il suo stato d’animo e ciò che sta vivendo. Domandiamoci cosa stia accadendo negli ambienti che frequenta: famiglia, scuola, compagnie. Ricordiamoci che l’esordio di una patologia non è mai legato a un solo fattore, che può essere quello scatenante, ma dietro al quale c’è sempre molto di più.
I genitori dovrebbero essere disposti a mettersi in discussione e, appena avvertono una problematica in atto, devono rivolgersi subito a un professionista che possa aiutare il figlio, senza perdere tempo. Cercare un sostegno è sinonimo di forza, non di debolezza, così come ammettere anche noi adulti di aver sbagliato. Come ripeto spesso, siamo esseri umani e non abbiamo senz’altro commesso di proposito degli errori con i nostri ragazzi: semplicemente, non sapevamo come agire nel modo corretto.
La volontà di provare a fare un percorso insieme è importantissima: l’unione fa la forza, senza la collaborazione di tutti è davvero difficile trovare una soluzione.

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Roberta Ferrari

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Chi sono

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Conduttrice, giornalista, autrice, laurea in psicologia. Amo mia figlia Iris, i miei affetti, gli animali, il mio lavoro.

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